Come in Star Trek: presto avremo il traduttore universale

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Il capitano Kirk utilizza il traduttore universale
Il capitano Kirk utilizza il traduttore universale

Un’altra “magia” che dal mondo della fantascienza sta per tramutarsi in realtà: Google sta lavorando ad un dispositivo vocale che permetterà la comprensione di qualsiasi lingua straniera. Una sorta di traduttore universale che, applicato al proprio telefono, fungerà da interprete simultaneo.

Lo ha confermato il vicepresidente di Android Product Managment del colosso informatico, Hugo Barra, parlando al quotidiano britannico The Times. Il progetto viene sviluppato all’interno del già avviato sistema di traduzioni Google Translate, che per ora opera solo sui testi scritti in 71 linguaggi diversi.

Il nuovo software che è allo studio dal 2010 invece tradurrà in tempo reale una conversazione al telefono, da un capo all’altro del mondo. Ognuno sentirà le parole nella propria madre lingua.

“Finora abbiamo sperimentato tonnellate di prototipi, ma ci sono stati grandi progressi, ogni settimana è sempre meglio. Alcune traduzioni sono già quasi perfette, come dall’inglese al portoghese, altre invece non lo sono. Ci vorrà ancora qualche anno prima che il traduttore simultaneo possa essere messo in vendita”, ha spiegato Barra.

Vari i problemi che devono essere ancora risolti. Bisogna infatti perfezionare il meccanismo di riconoscimento vocale, per eliminare le interferenze prodotte dai rumori di sottofondo. Ma non solo. “Il vero problema di un interprete universale come questo è riuscire a farlo adattare al suo utilizzatore: deve imparare a riconoscere il suo modo di parlare”, ha spiegato Franz Och, responsabile di servizi di traduzione di Google. Quindi, adeguarsi ad inflessioni, pronunce e anche difetti.

“Ognuno di noi parla in un modo specifico. Ma dovremmo farcela, perché di per sé ogni telefono cellulare è legato ad una singola persona”.

Dunque presto un’idea che sembrava frutto della fantasia di scrittori e sceneggiatori entrerà concretamente nella nostra vita quotidiana. Uno strumento del genere era stato immaginato da Douglas Adams, ironico autore di Guida galattica per autostoppisti, un programma radiofonico della BBC divenuto poi un romanzo e una serie tv. Adams immaginava che i turisti spaziali del futuro utilizzassero uno strano pesciolino giallo, chiamato “pesce di Babele” che una volta infilato nell’orecchio poteva leggere le frequenze cerebrali e tradurre i pensieri in ogni lingua.

Ma è stata la saga di Star Trek – prima in tv, poi al cinema – a farci sognare la possibilità di comunicare con chiunque, indipendentemente dalle origini geografiche e senza spendere una fortuna in corsi di lingua. Il Capitano Kirk e compagni erano infatti dotati di un Traduttore Universale che nel corso degli anni ha subìto un’evoluzione: prima era uno strumento un po’ ingombrante, per poi diventare un microchip inserito nell’abbigliamento e da ultimo (in Deep Space Nine) un impianto.

Non è la prima volta che Star Trek si rivela precursore- se non proprio ispiratore- di nuovi strumenti tecnologici. Lo è stato con il cellulare: cosa, se non un telefono mobile con tanto di sportello di chiusura, tenevano in mano William Shatner o Leonard Nimoy quando comunicavano con l’Enterprise durante le loro missioni? E poi auricolari con microfoni stile bluetooth, schermi portatili simili agli odierni tablet, sistemi di orientamento come il Gps.

Per non parlare del tricorder, il minicomputer utile per ogni tipo di analisi, che un ingegnere canadese, Peter Jansen, ha di recente riprodotto: lo strumento può rilevare i dati ambientali, misurare i campi elettromagnetici, calcolare distanze e movimenti e, prossimamente, potrebbe essere utilizzato per fare diagnosi mediche.

A questo punto, dell’universo di Star Trek mancano solo pochi altri stratagemmi ipertecnologici. Uno di questi è il riproduttore di materia a matrice molecolare, per creare cibo succulento in 3D praticamente dal nulla, sapore e profumo inclusi.  E su questo Jansen è già al lavoro. Poi, il warp drive, la propulsione a curvatura che permette all’Enterprise i suoi viaggi intergalattici, muovendosi nel tessuto spazio-tempo più veloci della luce. In questo caso, sono gli scienziati della Nasa da tempo già impegnati nella non facile impresa di realizzare la fantascientifica trovata.

E infine- forse il più agognato- c’è il teletrasporto, che smaterializza all’istante e poi riassembla atomo per atomo un individuo da un luogo all’altro. Per il fisico teorico Michio Kaku un’invenzione possibile. E magari già sperimentata in qualche laboratorio segreto militare…

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