Star Trek III – Alla ricerca di Spock

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Star Trek III - The search for Spock
Star Trek III – The search for Spock

Nel 1984, a due anni dall’uscita del secondo episodio cinematografico, i più accaniti trekker hanno finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo sulla sorte di uno dei personaggi cardine della saga fantascientifica.

E non è un caso che a dirigere la nuova incursione su grande schermo sia stato proprio Leonard Nimoy, storico interprete del vulcaniano Spock. Con un titolo che più esplicativo non si può, Star Trek III – Alla ricerca di Spock ha nuovamente ottenuto un buon incasso ai botteghini  e un discreto apprezzamento dai parte dei fan, nonostante per molti versi il film risulti il meno convincente di quelli sino ad allora realizzati.

La trama riprende i fili esattamente dalla fine di Star Trek II – L’ira di Khan, a bordo dell’Enterprise con Kirk e il suo storico equipaggio ancora scossi per la perdita di Spock. Mentre stanno rientrando sulla Terra il dottor McCoy assume uno strano comportamento psicologico, finendo per parlare e comportarsi proprio come il da poco defunto amico.

Questo perché Spock, prima di morire, aveva trasferito il suo katra (la sua anima immortale) nella mente di McCoy e ora Kirk vede una possibilità di riportare in vita il vulcaniano. Disobbedendo agli ordini, e con l’aiuto di Scott, Sulu e Chekov, Kirk riprende il controllo dell’Enterprise per fare rotta su Genesis, il pianeta dove giace la bara spaziale di Spock. Ma proprio su Genesis nel frattempo un vascello klingon, interessato agli esperimenti ivi condotti, cattura David (il figlio di Kirk), il tenente Saavik, ed il corpo, rigenerato dall’effetto Genesis, di un giovane Spock. Inutile direi che la missione dell’Enterprise sarà più ardua del previsto.

Christopher Lloyd
Christopher Lloyd

Nonostante il fascino e l’atmosfera della saga rimangano inalterati, questo terzo episodio è anche quello che dimostra maggiori lacune in fase di sceneggiatura, con risvolti non sempre comprensibili e uno storico nemico come quello rappresentato dai Klingon (nei panni del loro leader troviamo addirittura una guest star d’eccezione come Christopher “Doc” Lloyd) sin troppo sottotono e incapace di sembrare un reale pericolo per i nostri eroi. Tra i classici cliché dell’iconografia trekkiana nota di demerito va questa volta anche ai dialoghi, poco ispirati rispetto al passato e privi della giusta dose di pathos drammatica.

La potenza emotiva riesce comunque a regalare poderose emozioni, con due perdite (una delle quali umana) di una certa rilevanza che aprono nuove porte al continuum narrativo. Inoltre vengono approfondite certe tematiche riguardo alla razza vulcaniana che non potranno che far piacere ai fan più accaniti. Visivamente siamo di nuovo su livelli di tutto rispetto, con i classici effetti speciali nelle fasi spaziali e una certosina cura per quanto riguarda l’ambientazione e il contiguo mutamento del pianeta Genesis, con scenografie variopinte ed effetti speciali più che efficaci. Il cast svolge il suo compito, come nella maggior parte delle altre occasioni, senza infamia e senza lode e vi è da segnalare il re-casting del tenente Savik, che ora a differenza della scorsa pellicola ha le sembianze della bella Robin Curtis.

Conclusioni

Savik, David e un'instabile Spock
Savik, David e un’instabile Spock

Offrendo di nuovo spazio all’avventura nel senso più classico, il terzo film di Star Trek si ritrova però vittima di una sceneggiatura non sempre convincente che, tolto l’epico plot di partenza, non mantiene un corretto equilibrio narrativo. Leonard Nimoy, in quest’occasione anche dietro la macchina da presa, si fa però perdonare con alcune sequenze suggestive che sfruttano alla perfezione l’ambientazione in continua evoluzione del Pianeta Genesis e permettono di approfondire la cultura vulcaniana.

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