Star Trek – The Motion Picture

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Prima dei reboot firmati J.J. Abrams è toccato ad un grande artigiano come Robert Wise il compito di portare per la prima volta su grande schermo la saga di Star Trek.

Siamo nell’anno 1979 e la popolare serie fantascientifica, assente dal piccolo schermo da oltre dieci anni con la fine della terza stagione, trova nuova linfa al Cinema anche grazie all’incredibile successo al botteghino del rivale storico Star Wars, che spinse i produttori a rilanciare il franchise del capitano Kirk, Spock & Co., annullando in contemporanea il previsto rilancio televisivo già programmato. Con un budget da 35 milioni di dollari, il triplo di Guerre Stellari, e un regista che, oltre a grandi classici come Lassù qualcuno mi ama e Tutti insieme appassionatamente, aveva già firmato veri e propri cult di genere come Gli invasati, Andromeda e Audrey Rose, Star Trek – The motion picture ottenne il ragguardevole incasso di 139 milioni rilanciando al contempo la produzione di una nuova serie televisiva.

Spazio, ultima frontiera

Il pianeta Terra è sotto la minaccia di un’entità misteriosa che si presenta sottoforma di un’enorme nebulosa capace di annientare qualsiasi cosa trovi sul suo cammino. L’ultima speranza per l’umanità risiede nella nave stellare USS Enterprise, sulla quale però i lavori di ammodernamento non sono stati ancora del tutto completati. Il comando della nave viene nuovamente affidato all’ammiraglio James T. Kirk, da diversi anni lontano dall’azione vera e propria avendo lavorato negli uffici dell’Accademia della Flotta Stellare. Il suo ritorno, che lo vede sostituire l’allora comandante in carica Decker, non è però l’unico, e tutti i suoi vecchi compagni di un tempo sono pronti per questa pericolosa missione, incluso il signor Spock, da poco rientrato da un lungo esilio sul pianeta Vulcano. Giunto a contatto con la nebulosa, l’equipaggio dell’Entrerprise comprende le reali difficoltà del proprio compito, trovandosi a “combattere” un nemico tanto insidioso quanto insospettabile…

Dove nessuno è mai giunto prima

Star Trek, il film
Star Trek, il film (1979)

Il senso di grandezza, seppur oggi annebbiato dallo scorrere del tempo, risalta ancora nel primo film di Star Trek. Uno spettacolo che, a differenza di tanti blockbuster odierni, prova a raccontare qualcosa di più oltre l’apparenza, espandensosi in contaminazioni new-age e riflessioni etiche sul reale significato dell’esistenza. Wise, complice l’ampio budget a disposizione, riesce a creare sequenze suggestive, rallentando i ritmi su una fascinosa placidità che non toglie comunque la suspense di un viaggio verso l’ignoto appassionante e vibrante, capace sia di conquistare i fan di vecchia data che di ammaliarne di nuovi. Una magniloquenza non fine a sé stessa che, pur non priva di imperfezioni, colpisce nel suo dilatarsi tempistico trascinandoci verso un finale metafisico d’impatto, con un colpo di scena degno della miglior sci-fi classica. La sceneggiatura, che riprende per altro quella del terzo episodio della seconda stagione del 1968, viene ben trasposta da una regia soltanto apparentemente statica (buona parte del minutaggio ha per “protagonista” la sala comando della navicella) che offre il meglio di sé nei momenti più visivamente ispirati, accompagnati per altro dalla sontuosa colonna sonora curata da Jerry Goldsmith (non a caso candidata all’Oscar). Le caratterizzazioni monocordi dei personaggi, tipiche già del prodotto televisivo a cominciare da quelle iconiche di Kirk e Spock, non inficiano comunque l’empatia con l’equipaggio dove troviamo anche due new entry, il vicecomandante Decker (interpretato dallo Stephen Collins di Settimo Cielo) e la bella aliena Ilea (Persis Khambatta).

Conclusioni

Persis Khambatta
Persis Khambatta

La prima avventura dell’Enterprise pensata per il grande schermo è un avvincente viaggio ai confini dell’ignoto nella ricerca di salvare il pianeta Terra. Su una sceneggiatura profonda e ricca di spunti di riflessione il regista Robert Wise costruisce un film visivamente appagante e con una profondità etica da non sottovalutare, dosando con saggezza una voluta lentezza dei ritmi che non impedisce di appassionarsi per le oltre due ore di visione, con un finale dal sapore new age di fascinosa bellezza.

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